Congedo di maternità


L’astensione obbligatoria dal lavoro (congedo di maternità) per le lavoratrici in maternità viene riconosciuta:

due mesi prima la “data presunta” del parto
tre mesi dopo la “data effettiva” del parto.

In caso di parto anticipato, rispetto alla data presunta, i giorni non goduti sono aggiunti al periodo di congedo di maternità "post - parto".

La lavoratrice può anche decidere di modificare il periodo di congedo di maternità normalmente previsto; infatti, fermo restando la durata complessiva di cinque mesi, la lavoratrice può astenersi dal lavoro a partire da un mese prima la data presunta del parto fino ai quattro mesi successivi alla data effettiva del parto.

Il congedo di maternità obbligatoria può essere anticipato a tre mesi prima la data presunta del parto, qualora le lavoratrici siano occupate in lavori che, dato lo stato avanzato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pericolosi e non sia possibile collocare la lavoratrice in altre mansioni.

Alle lavoratrici che hanno adottato o hanno ottenuto in affidamento un bambino italiano di età non superiore ai sei anni o straniero fino al compimento dei 18 anni,spetta un congedo di maternità pari a 3 mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, per agevolare l'ingresso nella famiglia e favorire la creazione dei legami affettivi.

Prima dell'inizio del periodo di congedo di maternità, la lavoratrice deve consegnare al datore di lavoro e all'INPS, il "certificato medico" indicante la data presunta del parto. Successivamente al parto, la lavoratrice è tenuta, invece, a presentare, entro trenta giorni, il "certificato di nascita" del figlio.

E’ riconosciuta alle lavoratrici un’indennità giornaliera, anticipata dal datore di lavoro per conto dell’Inps, pari all’80% della retribuzione per tutto il periodo di congedo di maternità. Generalmente i contratti collettivi prevedono un'integrazione, a carico dell'azienda, all'indennità economica a carico dell’Inps.

Il legislatore ha disposto il divieto di licenziamento delle lavoratrici in maternità dall’inizio dello stato di gravidanza sino al compimento di un anno di età del bambino. Il divieto di licenziamento si applica anche per coloro che adottino o abbiano in affidamento un bambino e si protrae fino ad un anno dall'ingresso del minore in famiglia.

 Tuttavia, sono state previste delle "deroghe" al divieto di licenziamento per maternità al verificarsi dei seguenti casi:
• colpa grave della lavoratrice costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro
• cessazione dell’attività aziendale
• ultimazione della prestazione lavorativa o decorso del termine, qualora la lavoratrice sia assunta a tempo determinato;
• per esito negativo della prova, fermo restando il divieto di discriminazione.

Il D.Lgs. n.151/2001 riconosce il diritto del padre ad usufruire di un “congedo di paternità” per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, nel caso in cui:
- la madre abbia abbandonato il bambino;
- di affidamento esclusivo del bambino al padre;
- la madre è gravemente inferma.

In questo caso, il padre lavoratore deve presentare al datore di lavoro la certificazione relativa alla situazione, di cui sopra, che da’ il diritto ad usufruire del congedo di paternità.

Congedo di maternità a cura del Centro studi



03/11/2011