Contratto a tempo determinato


Il contratto a tempo determinato è quel contratto di lavoro che si caratterizza per la preventiva determinazione della durata del rapporto di lavoro.

Il contratto a tempo determinato può essere stipulato non necessariamente per fronteggiare casi straordinari o eccezionali, ma l’apposizione di un termine alla durata del contratto è ammessa anche per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo riferibili all'ordinaria attività del datore di lavoro.

E’ vietato assumere con contratto a tempo determinato nei seguenti casi:

a) per la sostituzione di lavoratori in sciopero;
b)per l’assunzione di lavoratori adibiti alle stesse mansioni a  cui erano adibiti i lavoratori licenziati con procedura di licenziamento collettivo nei sei mesi precedenti, nella stessa unità produttiva;
c) per l’assunzione di lavoratori adibiti alle stesse mansioni  di lavoratori sospesi o a orario ridotto, con diritto al trattamento di integrazione salariale. Tale divieto non si applica alle imprese non destinatarie della CIGS che abbiano stipulato contratti di solidarietà;
d) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi.

L’eventuale contratto a tempo determinato stipulato è pertanto considerato nullo e si ritiene che il lavoratore sia, invece, assunto "a tempo indeterminato".

La stipulazione del contratto a tempo determinato rmine deve avvenire obbligatoriamente per iscritto, la mancanza della forma scritta comporta la nullità della clausola relativa al termine e la trasformazione automatica del rapporto a tempo indeterminato.

Il contratto a tempo determinato non può avere una durata complessiva superiore a 36 mesi; può essere "prorogato", con il consenso del lavoratore, una sola volta. La proroga è consentita purchè:

a) sussistano "ragioni oggettive" che devono essere indicate, per iscritto, specificatamente nel contratto;
c) si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale è stato stipulato il contratto a tempo determinato originario;
d) la durata complessiva del rapporto a termine (contratto iniziale più proroga) non deve superare i tre anni.

Il contratto a tempo determinato può anche essere "rinnovato", sempre nel rispetto del limite massimo complessivo dei 36 mesi. 

Il nuovo contratto a tempo determinato deve essere stipulato per iscritto e può riferirsi anche a mansioni diverse rispetto a quelle  per le quali è stato stipulato il contratto originario, purchè tra la fine del precedente contratto e l'inizio del nuovo rapporto trascorra un intervallo minimo di:

• 20 giorni se il contratto scaduto aveva una durata superiore a sei mesi;
• 10 giorni per i contratti di durata inferiore.

Se, per effetto di successione di contratti a tempo determinato, per lo svolgimento di "mansioni equivalenti", il rapporto di lavoro supera complessivamente i 36 mesi (comprensivi di proroghe e rinnovi), indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, esso si considera a tempo indeterminato a partire dalla scadenza di tale limite massimo.

Eccezionalmente, un ulteriore successivo contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti può essere stipulato presso la Direzione Provinciale del Lavoro competente, e con l'assistenza di un Rappresentante delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a cui il lavoratore è iscritto o ha conferito mandato.

Alla scadenza del contratto a tempo determinato, il legislatore ha previsto un "periodo di tolleranza" di 20 giorni, se il contratto precedente ha una durata inferiore ai sei mesi, o di 30 giorni, nel caso in cui il contratto precedente ha una durata superiore ai sei mesi. Durante questo periodo, il datore di lavoro deve riconoscere una "maggiorazione retributiva"  pari al 20% per i primi 10 giorni e al 40% per i giorni rimanenti.                                                                 Se, però, il rapporto di lavoro continua oltre tale periodo, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei suddetti termini.

I  C.c.n.l fissano i "limiti numerici" dei contratti a tempo determinato che il datore di lavoro può stipulare (cd. clausole di contingentamento) rispetto al numero dei lavoratori impiegati a tempo indeterminato.
Non sussistono questi limiti numerici:
- in fase di avvio di nuove attività per periodi definiti dai C.c.n.l;
- per ragioni di carattere sostitutivo di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto;
- per ragioni di stagionalità;
- per specifici spettacoli, programmi radiofonici o;
- per l’assunzione di lavoratori di età superiore ai 55 anni.

I lavoratori assunti con contratto a tempo determinato ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, adibiti a mansioni equivalenti.

Contratto a tempo determinato a cura del Centro Studi.

 



07/11/2011